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Con la lotta delle donne spagnole contro l’abrogazione dell’aborto

Feb 02, 2014 No Comments by

La Spagna dei diritti così come era avanzata vertiginosamente sul piano progressista,  torna velocemente indietro, il governo di destra di Mariano Rajoy, segretario del Partido Popular, ha approvato un disegno di legge che limita fortemente il diritto delle donne di abortire entro 14 settimane. Con questa proposta viene cancellata la legge del 2010 sulla IVG che aveva depenalizzato l’aborto. La proposta dei popolari introduce un forte aumento del ruolo di medici, giudici, genitori e servizi sociali, riportando di fatto le donne spagnole a quella  condizione di eterna subordinazione tanto cara alla tradizione cattolica. L’aborto è consentito solo nel caso di violenza sessuale (fino alla 12ma settimana) e di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, con rischio permanente o duraturo nel tempo, certificato da ben due medici (fino alla 22ma settimana).

I casi di anomalia del feto incompatibile con la vita o di malformazioni del feto,  rientrano nella fattispecie della salute psichica della donna e debbono essere certificati. Il caso di rischio per la salute psichica la donna, poi,  dovrà essere dimostrato da ben quattro certificati: due di due medici psichiatri, uno d’informazione clinica sui rischi relativi all’aborto e uno dei servizi sociali, soprattutto in merito alle alternative all’aborto.  Per le giovani tra i 16 e 18 anni occorrerà la  ratifica dei genitori. Per completare il quadro, infine, l’obiezione di coscienza verrà estesa fin dalla fase informativa e non solo al personale che interviene direttamente, come avviene oggi. Del resto la gravità  di tale attacco non è limitato alla Spagna: questa politica  sta per estendersi ad altri paesi europei, per cui si fa indispensabile il sostegno alla lotta delle donne spagnole in difesa del diritto di aborto.

I segnali del resto non mancano nemmeno in Italia, da tempo si moltiplicano episodi di netto contrasto con l’applicazione della disciplina legislativa, di moltiplicazione delle difficoltà a metterla in atto e del prepotente ritorno della ideologia e della sottocultura che vede la donna come un oggetto, marginalizzata in una condizione sessuale subordinata, coadiuvata dal progressivo smantellamento dei servizi sanitari, da quelli sociali pubblici e di sostegno delle donne e delle famiglie. Il capitalismo oggi più forte che mai, privo di un avversario di classe che rivendichi i propri diritti, non perde tempo a riprendersi quanto aveva dovuto cedere, riprendendo le proprie posizioni ed imponendo senza remore la propria ideologia.

Il seppellimento dei feti (ultimo in ordine di tempo il Comune di Firenze di Renzi),  la sempre crescente obiezione di coscienza che, in talune Regioni fra cui Lombardia ed Emilia,  rende ormai impossibile il ricorso all’IVG, la difficoltà di ricorrere alla pillola del giorno dopo e alla RU486, il riconoscimento giuridico dell’embrione avvenuto con la legge 40,  costringono  le donne che purtroppo debbono ricorrere a questa dolorosa scelta, al pendolarismo o addirittura, come sta accadendo in modo massiccio fra le donne straniere, a “prezzemolo e cucchiaio”.  Nonostante le apertura mediatiche, del resto,  la stessa Chiesa cattolica, recentemente per voce del cardinal Bergoglio, ha definito orrore l’aborto, indicandolo come problema da risolvere  nell’ agenda politica dei governi, prima l’Italia.  E non certo per prevenirlo, giacché  i consultori pubblici sono sempre meno e vengono sacrificati dai tagli imposti a spesa pubblica e servizi….

L’attacco a quella che è stata una conquista per le donne, nella situazione politica attuale, non è solo attacco alla libertà di scelta delle donne, alla loro autodeterminazione  ma rappresenta l’attacco della classe politica capitalista ai diritti ed alle condizioni di vita delle donne appartenenti alle classi sociali più deboli, sfruttate e marginalizzate dalla vita produttiva del paese, accantonate in posizioni di progressiva miseria non solo economica ma anche culturale e sociale.

Il divieto ad abortire, qualora la donna dovesse decidere di ricorrere a questa scelta, scatterà in Spagna ed ovunque,  per le donne povere, senza lavoro e sottopagate, per le giovani precarie e disoccupate, per chi non disporrà dei mezzi economici e culturali per risolvere una situazione personale e familiare devastante.

Le limitazioni di stampo poliziesco che invaderanno e stravolgeranno la sfera privata e familiare delle donne che richiederanno in Spagna la procedura, le ricaccerà in una posizione di subordinazione e di controllo etico che si pensava essere stato cancellato una volta per tutte grazie alle lotte delle donne e del movimento operaio ma che  la pseudo cultura radical borghese di questa Europa dei capitali,  evidentemente rimpiange,  nonostante la patina progressista ed “amica” delle differenze che non dimentica di sfoggiare.

Per chi avrà denaro e possibilità tutto,  infatti,  resterà come prima, come sempre: a riprova che anche per le donne il primo problema sociale è rappresentato dalla differenza di classe che di genere, poiché se si appartiene alla classe dominante il diritto è sempre privilegio.

Oggi in buona parte dell’Europa, soprattutto in Italia, il movimento operaio e dei lavoratori che con le proprie lotte aveva permesso conquiste sociali ed  il miglioramento delle condizioni di vita di un’intera società e che col movimento e  le lotte delle donne aveva permesso conquiste civili determinanti,  è in una posizione di retroguardia, di difesa contro aggressioni sempre più forti messe in atto in modo devastante dalla classe dominante. Chiusure aziendali, delocalizzioni, riduzioni di salario, precarietà non possono essere contrastati,  anche a causa di un politica sindacale suicida e connivente che ha tolto ai lavoratori la forza e la rappresentanza per salvaguardare i propri interessi. Tale situazione mette a forte la rischio la possibilità di difendere anche conquiste civili, come l’aborto, la cui certezza si dava per scontata. Per questo diventa determinante sostenere in tutta Europa la lotta delle donne spagnole e nonostante la gravità delle situazione economica del nostro paese che potrebbe indurre a sottovalutare questa emergenza.

La lotta delle donne spagnole è la nostra lotta, l’inizio per ricostruire un movimento di classe che sappia difendere gli interessi dei lavoratori e delle donne delle classi lavoratrici, sfruttate contro la devastazione del capitalismo e il suo modello sociale che sta trionfando in Europa col sostegno di tutti i partiti borghesi, anche di quelli che sventolano la bandiera della demagogia urlando allo scandalo dai banchi del governo che dividono con la destra.

Questi finti progressisti che rammentano vecchie lotte, sono i peggiori nemici delle classe popolari, i più pericolosi: il tentativo di celare scelte politiche che stanno devastando le classi popolari oggi non è più mistificabile e in primo luogo  per le donne delle classi popolari che nella crisi vivono una doppia condizione di sfruttamento.

 

Monica Perugini

Responsabile nazionale Donne Comuniste

Partito Comunista

Internazionale

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