Ci tolgono lavoro e aria pulita

Osvaldo Lamperti del Comitato Regionale della Lombardia di CSP- Partito Comunista

In una graduatoria del 2012 stillata da Legambiente dal titolo, “PM10 ti tengo d’occhio” è risultato che nel 2011 ben 55 capoluoghi italiani di provincia, su 82 monitorati, avevano superato i limiti di sicurezza per la salute umana riguardanti l’inquinamento atmosferico da polveri sottili (PM10 e PM2,5).
In Lombardia tuttii 12capoluoghi provinciali si trovavano e, stando ad alcuni dati del 2012, ancora si trovano, nella zona a rischio per la nostra salute, con Milano al primo postoseguita nell’ordine da, Monza, Brescia, Cremona, Mantova, Pavia, Bergamo, Lodi, Como, Varese, Lecco e Sondrio.
Come si sa la normativa vigenti in materia permettedi superare il limite giornaliero di immissione in atmosfera di 50 microgrammi di polveri sottili, per non più di 35 giorni all’anno; Milano lo supera mediamente per 131 giorni; Monza per 121 giorni; Brescia per 113 giorni; Cremona per 109 giorni; Mantova per 108 giorni, e così via calando con Sondrio che sfora il limite “solo” per 44 giorni all’’anno.
Del resto non è da oggi che la pianura padana risulta essere l’area geografica più inquinata d’Europa per quel che riguarda le polveri sottili e i gas serra!
I legami tra inquinamento atmosferico e peggioramento della salute umana, fino alla morte, specialmente nelle grandi città e aree metropolitane, sono ormai riconosciuti in molte ricerche scientifiche, studi ed inchieste.
Per esempio, nuove prove sull’effetto cancerogeno delle polveri sottili, chiamate anche “particolato”, sono giunte recentemente da un ampio studio europeo, pubblicato da Lancet Oncology, col contributo scientifico di diversi gruppi italiani.
Questo studio ha coinvolto quasi 313 mila persone tra uomini e donne in età compresa tra 43 e 73 anni provenienti da diversi paesi europei, fra i quali l’Italia. Questi partecipanti sono stati seguiti per 13 anni e al loro interno si sono verificati 2095 casi di cancro al polmone; casi che hanno permesso di accertare una loro relazione con l’inquinamento dell’aria dovuto alle polveri sottili, emesse da motori a scoppio, impianti di riscaldamento e attività industriali (inceneritori compresi).
Lo studio ha inoltre evidenziato che per ogni incremento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo presente nell’aria, il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Per l’adenocarcinoma, l’unico tumore che si sviluppa anche nei non fumatori, il rischio sale al 51%.
Rileviamo inoltre che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISTRA) del Ministero dell’Ambiente nel suo “Rapporto 2013” ha censito l’esistenza in Italia di ben 1142 fabbriche a rilevante rischio di incidente ambientale, di cui 285 (25% del totale) situate nella sola Lombardia.
insomma, col capitalismo non solo si può diventare disoccupati in un batter di ciglio! Ci si può ammalare e perdere pure la vita senza neppure rendersene conto, per l’esistenza di invisibili condizioni ambientali patologiche!
Dire “primo il lavoro” è sacrosanto ma non basta. Occorre aggiungere che il lavoro oltre ad essere stabile e non precario; oltre ad essere sano e sicuro all’interno di una fabbrica, non deve mettere in pericolo la salute e la vita di chi sta fuori.
La lotta di classe per risolvere la contraddizione tra capitale e lavoro, a favore di quest’ultimo, non può essere disgiunta dalla questione ambientale, ovvero dalla rivendicazione di un nuovo sistema produttivo e di consumo non più fondato sulla crescita quantitativa del profitto, ecologicamente compatibile coi cicli naturali di riproduzione della materia e con la salute umana.
Chi nella lotta per il socialismo-comunismo considera del tutto secondaria la contraddizione tra capitale e natura o, peggio ancora, la ignora, commette un errore imperdonabile, per se, per i propri figli e per le future generazioni.

 

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