Cartiere Burgo – Mantova

Serve una svolta nella politica industriale: nazionalizzare le industrie che hanno usufruito di benefici pubblici e adesso chiudono. Ma servirebbe ben altro governo….

burgoIl PD mantovano sulla vicenda della storica Cartiera Burgo che si avvia a chiudere i battenti, sulla stampa locale amica per voce dei suoi consiglieri comunali, grida che “bisogna vendere cara la pelle” ed ha ragione.  Peccato che per quel partito la pelle sia sempre quella degli altri.

Se non ci sarà una politica industriale completamente alternativa a quella seguita finora, anche a “sinistra”, infatti, per la classe operaia e i lavoratori, non potrà esserci futuro.

Sarifici, riduzioni di stipendio, chiusure, accettazione di tutto quello che la Burgo ha chiesto negli anni, ha portato a chiudere uno dei pochi presidi industriali rimasti a Mantova.

Eppure anche la Cartiera di Via Poggio reale, negli anni, ne ha ricevuto di benefici pubblici senza che ai lavoratori venisse garantito il diritto al lavoro. Addirittura si favoleggia l’analfebitismo di ritorno dell’inceneritore che anni fa non riuscì a decollare a dispetto di altri ex colossi come la vicina ex Montedison: come se le fabbirche che l’hanno installato abbiamo aumentato e garantito i posti di lavoro invece dei profitti del padronato (aumentati a dismisura in quello che allora era il nuovissimo business dell’energia ex pubblica, diventata privata), oltre che l’ inquinamento che sta strozzando il capoluogo.

Le battaglie di retroguardia di chi, in modo irresponsabile e in vista delle elezioni, esperisce il patetico tentativo di arringare la folla, lasciano dunque il tempo che trovano.
Ricordiamo che il PD, proprio come PDL e Lega, aveva tutto il tempo per imporre una politica industriale ben diversa da quella attuale, ossequiosa ai voleri ed agli interessi capitalisti.

Ma il divieto a delocalizzare, la salvaguardia del posto di lavoro e, nel caso peraltro previsto dalla Costituzione circa la responsabilità sociale dell’impresa, la nazionalizzazione delle industrie fondamentali per lo sviluppo del paese, non sembrano rientrare in nessun obiettivo del programma liberista del Pd, peraltro identico a quello di Monti e PDL.
Il rischio di un’altra Sogefi, la ditta metalmeccanica di proprietà dell’imprenditore tessera n. 1 del PD Di Benedetti che a Mantova, insieme alle cooperative ex rosse della bassa reggiana, ha acquistato la quota di maggioranza dell’Ospedale ex pubblico di Suzzara, stampa i suoi settimanali e quotidiani, ma non ha avuto remore a chiudere nel giro di pochi mesi uno sorico stabilimento peraltro in attivo, dopo averne svuotato i magazzini epr deliocalizzare in altri lidi europei più adatti alle sue politiche, incombe su un territorio che rischia di cadere in ginocchio, così come tanti dei comparti industriali della nostra regione.
Impossibile che chi l’ha condannato possa oggi aiutarlo a rialzarsi: occorrerebbe un fronte unitario dei lavoratori, alternativo all’attuale casta politico – sindacale, che lotti per stare una parte sola, quella dei lavoratori e condica politiche coerenti a favore degli interessi della classe operaia, come per esempio la nazionalizzazione. ma evidentemente siamo i soli a pensarlo. Dalle anime belle della “finta sinistra” che, in clima elettorale, mercanteggiavano ieri sul simbolo ed oggi rinunciano persino al colore della bandiera, non possiamo certo chiedere coerenza.
I comunisti invece stanno da una parte sola: da quella della classe operaia e dei ceti popolari che ogni giorno vedono peggiorare le loro condizioni di vita e lottando per una rappresentanza politica vera dei lavoratori e per raggiungere l’obiettivo di una società socialista, unica soluzione per salvarci dalla babarie.

Monica Perugini
segretario regionale
CSP Partito Comunista
Lombardia

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