Cambiare tutto per non cambiare nulla

di Osvaldo Lamperti
21/06/016

A Torino e a Roma la corsa elettorale per la carica di Sindaco è stata vinta dai candidati o meglio, dalle candidate del Movimento 5 Stelle (M5S).
Nel capoluogo piemontese al ballottaggio del 19/06/016 la spuntata Chiara Appendino (circa 56% dei voti) su Fassino (46% circa); nella capitale, come del resto era largamente previsto, la Virginia Raggi (67,5% dei voti) ha praticamente asfaltato Giachetti (32,5%).
Dopo il lunedì abbastanza nero per il PD, esperti e politici nei vari dibattiti televisivi hanno fornito cervellotiche spiegazioni su ciò che è avvenuto in queste due città quasi ignorando la spiegazione più semplice ma più vicina alla realtà. Buona parte degli elettori del centro destra nel secondo turno delle elezioni ha votato, insieme ad elettori della cosiddetta “sinistra”, per le candidate del M5S.
Questa è la dimostrazione di ciò che noi comunisti stiamo dicendo da molto tempo quando affermiamo che il M5S non è una formazione “antisistema” ma è un movimento appositamente creato dal “sistema vigente” per conservare il suo potere egemonico nel nostro paese, convogliando in questo contenitore politico il malcontento popolare, senza mettere in discussione le fondamenta del capitalismo.
Insomma, il M5S è uno dei soliti contenitori politici fatto per “cambiare tutto per non cambiare nulla”, dove vince sempre il mercato del capitalismo globalizzato, sia che le elezioni le vincano il PD, Forza Italia, la Lega  o il M5S.
Del resto la Appendino, bocconiana d’hoc, arriva da una famiglia della borghesia imprenditoriale torinese legata alla Confindustria piemontese mentre la Raggi, laureata in giurisprudenza, ha fatto il suo praticantato forense nell’ufficio legale di Cesare Previti e ancora oggi lavora presso lo studio degli avvocati Sammarco, che ha difeso Previti, Berlusconi e Dell’Utri. A questo proposito, mi pare proprio il caso di parafrasare l’antico proverbio popolare, “dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei”!
E a Milano?
Nel capoluogo lombardo ha vinto Beppe Sala (circa 52% dei voti), candidato renziano del PD, tallonato da vicino da Stefano Parisi (circa 48%), candidato del centrodestra unito, provenienti entrambi dal management del grande capitale e perfettamente intercambiabili. Il Sala ha però vinto solo perché gli opportunisti della lista “sinistra-sinistra”, di Basilio Rizzo, nel ballottaggio hanno votato per il partito di Renzi, vedremo più avanti in cambio di che cosa.
In conclusione la classe lavoratrice e tutte quelle persone, che oggi tirano la cinghia di fronte alle difficoltà economiche giornaliere, non hanno proprio nulla da sperare nei partiti e in quei movimenti politici che litigano fra di loro per qualche sedia in più, volendo però tutti mantenere in vita il sistema economico-sociale del capitalismo, che è la vera causa strutturale dei nostri mali.
Oggi è più che mai necessaria la presenza di un Partito Comunista forte ed organizzato nel nostro paese e in tutti i comparti della nostra società civile; un Partito Comunista vero, unico strumento di lotta antisistema per la costruzione di una società senza più sfruttati e sfruttatori.

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