Antifascismo acchiappavoti

Gen 22, 2019 No Comments by

Sabato, a Milano, un centinaio di neo-fascisti di Forza Nuova hanno improvvisato un corteo, come ormai avviene da qualche tempo a cadenza annuale, nel centro cittadino, in zona Sempione-Arco della Pace. Il giorno prima, Venerdì 18 Gennaio, Casapound ha svolto un’iniziativa pubblica in una sala cittadina messa a disposizione dal Comune di Sesto e dal suo Sindaco di centro-destra, Roberto Di Stefano. C’è stata una sola differenza. Per l’iniziativa di Sesto San Giovanni c’è stata una mobilitazione corposa, sotto il profilo mediatico e civile, che ha visto in prima linea ANPI e PD uniti sotto lo stendardo dell’antifascismo. Per quella di Milano non ce n’è stata alcuna.

E dire che in termini di ‘pericolosità’ politica, lungi dal volere fare classifiche macabre, probabilmente Forza Nuova è una di quelle formazioni che, tanto nella retorica che nella prassi, più direttamente richiamano l’eredità politica e morale di quel Partito Fascista che la Costituzione vieta di ricostituire. La domanda, allora, sorge legittima: perché questo diverso atteggiamento?

La risposta è semplice: perché oggi l’antifascismo non esiste. Non esiste non perchè, come afferma qualche sedicente filosofo, non esiste il fascismo. Non esiste perchè la classe sociale che dovrebbe metterlo in pratica, quella dei lavoratori, è frammentata e divisa in mille rivoli identitari. Quello del PD e (purtroppo) dell’Anpi è un antifascismo d’opportunità, finto e plastificato come la memoria di quello che fu. Il PD, a Sesto, è sceso in piazza per fini unicamente elettoralistici: le elezioni europee si avvicinano e l’occasione era troppo ghiotta per non contestare un sindaco di centro-destra che concede spazi ai neofascisti. E allora a Milano perché non c’è stata alcuna mobilitazione? Forse perché il Sindaco di Milano, Beppe Sala, è del PD? E per quale motivo il Sindaco Beppe Sala non si è opposto con fermezza ad una manifestazione di questo tipo? Forse che il neo-fascismo è più fascista e, quindi, più pericoloso, se si rivela pubblicamente in città governate dal centro-destra? Niente di tutto ciò. La pura e semplice verità è che al PD, dell’antifascismo, non importa proprio nulla e, per certi versi, lo aborre. L’antifascismo vero esiste solo quando esiste un movimento reale e organico di lavoratori che si oppongono all’arroganza e allo strapotere del capitalismo. Il centro-sinistra, in questi anni, ha fatto tutto quanto era in suo potere per indebolire, spezzare e frammentare il corpo dei lavoratori italiani, sfruttando peraltro la forza lavoro degli immigrati per creare la concorrenza di cui aveva bisogno la classe imprenditoriale italiana per abbattere il costo del lavoro. Se il PD fosse un partito di sinistra, fedele all’idea del socialismo, avrebbe agito in maniera del tutto differente. Ad esempio, integrando la forza lavoro straniera nella società, elevandola in termini di diritti sociali allo stesso livello dei lavoratori autoctoni. Ma ovviamente non è successo, perché nella partizione fondamentale del mondo tra sfruttatori e sfruttati, il PD ha sempre scelto di stare con gli sfruttatori. E da questo punto di vista (che in ultima analisi è quello centrale), non esistono differenze sostanziali con il M5S e la Lega. Il PD ha lavorato, e anche bene, per destrutturare la capacità dei lavoratori italiani di avere un qualsiasi tipo di forza e di potere contrattuale all’interno del sistema economico italiano. Quando il PD era al governo, i manganelli delle forze dell’ordine non erano più morbidi di quanto lo siano adesso, sulle teste dei lavoratori e degli studenti. Quando il PD era al governo, non esisteva meno razzismo di quanto ne esista adesso sui luoghi di lavoro.

La semplice verità è che il PD e, in generale, tutto il centro-sinistra che fa parte dell’arco costituzionale, considerano l’antifascismo un tema culturale acchiappavoti. Facendo questo, delegittimano l’idea stessa dell’antifascismo come necessità morale e politica. Se fosse vero il contrario, il sindaco Beppe Sala avrebbe da tempo abbandonato la retorica politica dell’agibilità democratica, facendo in modo, ad esempio, che a Milano le tante associazioni e movimenti di estrema destra non potessero più beneficiare di immobili pubblici in concessione. O anche rimuovendo dal Famedio il nome di Franco Maria Servello (lì presente per ‘gentile’ intercessione del sinistro Basilio Rizzo, da più di un ventennio saldamente ancorato allo scranno in Consiglio Comunale a sventolare in direzione del vento). Essere antifascisti vuol dire essere contrari a una visione della società basata sullo sfruttamento, fondata su rapporti di forza che vedono nella sottomissione politica e materiale dei lavoratori la chiave di volta dell’intero sistema. Essere antifascisti vuol dire essere anticapitalisti. Per questo motivo, i comunisti continueranno a lavorare per portare la coscienza politica tra gli sfruttati. Mai a fianco del PD e tantomeno dei moderni caporali del capitale, come Lega e M5S.

Antifascismo, Comunicati

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