Amazon Prime Now: sfruttamento un tot all’ora

Nel 2015 la nota società di commercio elettronico, Amazon, ha aperto a Milano in Via Aurelio Nicolodi (zona Affori) il primo magazzino “Prime Now” in Italia. Si tratta di una tipologia di magazzino che offre la possibilità di ricevere la spesa o altri prodotti, dal click alla consegna (a domicilio), in un’ora. Il servizio è stato esteso nel 2018 anche nelle città di Roma e Torino.

Per ordinare, i consumatori hanno una finestra di sedici ore (8-24) mentre i magazzinieri operano su quattro turni di lavoro (6-10,10-14,14-18,18-22) sette giorni su sette con chiusura solo a Natale.

All’interno dei magazzini Prime Now la vita dei magazzinieri è spinta al limite, specie durante i periodi di picco come i prime days, i black fridays e il periodo prenatalizio, così come in alcune fasce orarie critiche durante le quali si moltiplica il numero degli ordini.

Gli ordini vengono processati in questo modo:

All’arrivo dell’ordine il magazziniere addetto al picking prende il “carrellino” ove vengono posizionati quattro sacchetti per volta che percorre le corsie alla ricerca dei prodotti ordinati. Il tempo di evasione dell’ordine è di dieci minuti circa.

L’ordine evaso viene portato vicino alla zona di spedizione: passando il codice a barre un addetto applica su ogni sacchetto l’etichetta con la destinazione e la fascia oraria di consegna.

Successivamente gli ordini vengono smistasti su dei racks divisi per fasce orarie che saranno affidati agli autisti per le consegne.

Il percorso di consegna viene elaborato dal computer in base ad una serie di variabili e inviato ai computer di bordo degli scooter e dei furgoncini: chi si occupa della consegna, seguendo il percorso, dovrebbe comunque riuscire a consegnare in tempo.

Amazon rappresenta in pieno il modello di azienda americana, ovvero individualismo predominante tra i lavoratori, costante sorveglianza da parte dei dirigenti, zero sindacati e contratti diversi a parità di mansione. A questo vanno aggiunti ritmi di lavoro elevati che costringono i lavoratori, per stare al passo, quasi a non andare in bagno.

I lavoratori sono divisi in base al colore del loro cartellino che rappresenta la funzione all’interno del magazzino:

  • Giallo: autisti Amazon che lavorano per aziende terze, ad esempio R Post e Las Italia.
  • Verde: magazzinieri in somministrazione a tempo determinato (Adecco).
  • Blu: dipendenti Amazon con contratto a tempo indeterminato (magazzinieri, supervisori, area managers e responsabili dei magazzini).
  • Nero: dirigenti Amazon fino ad arrivare al numero uno, ovvero Jeff Bezos.

I contratti dei lavoratori in somministrazione sono part-time, di durata breve e brevissima. Questo consente ad Amazon (il Padrone) di ricattare i lavoratori: basta un minimo errore o che non vengano rispettati gli standard di produttività (calcolati dalla loro lettore-pistola laser) ed il contratto non viene rinnovato. Questo genera un elevato livello di competitività e rivalità tra i lavoratori, nella speranza di ottenere l’agognato tesserino blu. La situazione cambia di poco una volta che si è ottenuto il tesserino blu, dato che la paga ed il contratto rimangono uguali.

Il contratto diretto a tempo indeterminato da Amazon non elimina il ricatto padronale. Ai dipendenti diretti sono richiesti standard ancora più alti di produttività, in quanto devono dare il buon esempio ai colleghi in somministrazione.  Ogni organizzazione sindacale confederata o di base è fortemente scoraggiata dal padronato, in quanto in ogni sito produttivo Amazon mette a disposizione una lavagna, controllata dai dirigenti preposti, sulla quale i lavoratori possono scrivere le loro richieste.

Utilizzando questo sistema, numerosi dipendenti hanno chiesto di modificare il loro contratto da tempo parziale a tempo pieno, dal momento che per arrivare ad accumulare uno stipendio decente a fine mese sono costretti a svolgere parecchie ore di lavoro straordinario. Esistono casi di dipendenti che per arrivare ad ottenere uno stipendio mensile di circa € 1300 fanno anche più di 60 ore di straordinario mensili.

Ovviamente, la dirigenza ha risposto picche. Modificare i contratti dei magazzinieri, infatti, comporterebbe per Amazon maggiori oneri fiscali. Quindi, in linea con l’abitudine delle multinazionali del Web di eludere il fisco, l’anello più debole (ma anche essenziale, visto che è quello da cui dipende oggettivamente la profittabilità dell’azienda) viene tenuto in una condizione di subalternità totale. 

Invitiamo i magazzinieri ad organizzarsi e lottare, per far sì che tutti i contratti vengano convertiti a tempo pieno e che i colleghi in somministrazione vengano assunti regolarmente.

Nel Partito Comunista troveranno un fedele alleato.

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