All’Alfa di Arese la lotta continua

Alfa AreseIl 27 febbraio scorso alcuni lavoratori ex Innova Service (ex Alfa Romeo) hanno occupato il consiglio comunale di Arese dopo che era stata loro negata la possibilità di intervenire per soli dieci minuti durante la seduta del suddetto consiglio comunale. Licenziati ingiustamente l’11 febbraio 2011 dopo mesi di cassintegrazione “fasulla” e provvedimenti disciplinari, malgrado due sentenze a favore, quella del giudice del lavoro e quella del 26 giugno 2013 della Corte d’Appello di Milano che hanno stabilito che il loro licenziamento fu illegittimo e disposto il reintegro al posto di lavoro e il pagamento degli stipendi arretrati, loro sono ancora in mezzo alla strada.

Sui terreni della ex Alfa Romeo, dove essi lavoravano, dovrà sorgere il più grande centro commerciale d’Europa che, secondo il progetto, dovrebbe offrire alcune migliaia di posti di lavoro oltre a garantire in base all’Accordo di Programma ai comuni interessati decine di milioni di euro.

Eppure ad oltre tre anni dal licenziamento a questi lavoratori (solo una cinquantina!) viene rifiutato ciò che delle sentenze hanno stabilito essere un loro preciso diritto: venire riassunti.

È stato loro offerto del denaro. In cambio però essi avrebbero dovuto firmare una carta con la quale li si vuole obbligare a rinunciare a qualsiasi pretesa di assunzione sull’area dell’Alfa Romeo di Arese. Tutto ma li loro non dovranno mai più mettere piede! Loro non si sono fatti comprare ed hanno rifiutato sdegnosamente l’offerta.

Ma perché questo accanimento verso dei lavoratori che “pretendono” solo di poter tornare a lavorare? Negli ultimi tre anni questi lavoratori organizzati dal loro sindacato, lo Slai Cobas, hanno lottato con tenacia ricevendo in cambio solo manganellate, denunce e vane promesse. Questo perché la loro lotta e la loro tenacia vanno contro tutti i programmi che i padroni hanno stabilito non solo per quello che riguarda l’area di Arese dell’ex Alfa Romeo, ma di tutto il paese. Un programma in cui non vi è più alcun posto per lavoratori disposti a lottare per difendere i propri diritti ma solo per degli schiavi che in cambio di una manciata di euro, debbano solo piegare la testa ed accettare ogni sopruso. È la schiavitù l’unico programma che questo governo, come quelli che lo hanno preceduto, intende realizzare. Il resto sono solo chiacchiere.

Questi lavoratori non hanno mai esitato a denunciare gli enormi interessi economici in gioco nell’area dell’ex Alfa Romeo e il coinvolgimento di quasi tutti gli schieramenti politici presenti in Parlamento, dal centro-destra al centro-sinistra. Senza ottenere ciò che chiedevano. Molti si domandano perché, malgrado vi sia persino una sentenza del tribunale che da loro ragione, non riescano ad ottenere ciò che è loro di diritto.

Ma ciò che accade quotidianamente nel nostro come in altri paesi a noi vicini dimostra come nella lotta in corso il diritto non centri nulla: è solo una questione di rapporti di forza.

Se oggi i lavoratori perdono una battaglia dopo l’altra non è perché loro hanno torto e i padroni hanno ragione. Ma solo perché oggi i padroni sono più forti. E la debolezza più grande dei lavoratori oggi sta nell’essere privi della propria organizzazione politica: il Partito comunista.

A coloro che oggi sono delusi, amareggiati, non hanno più alcuna speranza nell’avvenire proprio e dei propri figli, non sanno cosa fare, dobbiamo rispondere che solo ricostruendo l’organizzazione politica dei lavoratori, il loro Partito comunista, potremo risalire la china, sia pure duramente e faticosamente, dentro la quale siamo caduti. Solo ricostruendo il Partito comunista potremo tornare ad essere forti e a vincere. Scorciatoie non ne esistono. Se per far questo dovremo tornare a riunirci negli scantinati, a stampare e distribuire i nostri volantini di nascosto, a scrivere i nostri proclami a mano su carta di fortuna, a nasconderci dalle squadracce fasciste, se sarà necessario lo faremo! Perché solo tornando a lottare potremo tornare a vincere!

L. R.

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