Al fianco del Venezuela bolivariano

Mag 25, 2017 No Comments by

Mercoledì 24 maggio il Partito Comunista di Milano e una nutrita schiera di simpatizzanti si è incontrato con i deputati Venezuelani Saul Ortega e Carla Cordero, accompagnati dall’assistente parlamentare Nosliw Rodriguez.

All’incontro erano state invitate diverse testate giornalistiche di cui, quasi inutile dirlo, nessuna si è presentata.

Il giorno successivo all’incontro un noto giornalista di una di queste testate, di cui non citiamo il nome perché le cose che dice sono le stesse che si ascoltano in Rai e Mediaset o si leggono sui principali quotidiani borghesi, e che probabilmente si considera anche di “sinistra”, in un servizio dedicato al Venezuela ha fatto una serie di dichiarazioni che meritano alcune brevi considerazioni proprio alla luce di quanto emerso dall’incontro con i deputati venezuelani.

Egli ha affermato che le posizioni fra le due parti (governo e opposizione) restano sempre inconciliabili. Siamo d’accordo su questa inconciliabilità. Possono essere conciliabili gli interessi tra padroni e lavoratori, tra imperialisti e progressisti?

Poco dopo ha riportato una dichiarazione che il vicepresidente del Psuv, Diosdado Cabello, avrebbe pronunciato e che, interpretata dal nostro giornalista, suonerebbe come “non possiamo ammazzare per strada i manifestanti dell’opposizione senza dare vita a una guerra civile”. Non contento di questa interpretazione ha fatto “velatamente” supporre che tra lo stesso Cabello e il Presidente Maduro vi sia una sorta di dissenso nel modo di gestire l’ordine pubblico, oltre ad una sorta di rivalità conseguente alla successione di Chavez. Inoltre ha aggiunto che questa dichiarazione avrebbe dovuto far supporre che l’esercito non sarebbe disponibile a reprimere il popolo, come se da parte del governo bolivariano si fosse in qualche modo manifestata questa volontà.

Sempre secondo il nostro, il chavismo non vuole rassegnarsi a perdere il potere.

Ora, in un processo storico come quello che sta vivendo oggi il Venezuela bolivariano gli errori sono non solo possibili ma praticamente inevitabili. Chi pensa che l’affermazione di una società più giusta possa avvenire miracolosamente dall’oggi al domani senza incontrare alcuna difficoltà è un sognatore, un idealista destinato a non realizzare mai nulla nella propria vita.

Oggi il Venezuela bolivariano si trova a dover affrontare difficoltà ed ostacoli enormi. Ma queste difficoltà e questi ostacoli hanno un nome e cognome: borghesia e imperialismo. Se non ci fosse l’azione della borghesia che vorrebbe mantenere inalterato il proprio potere e la possibilità di godere indisturbata delle ricchezze del Venezuela mantenendo nella schiavitù il popolo venezuelano; se non ci fosse l’imperialismo nordamericano che vorrebbe rimettere le mani sopra le ricchezze del Venezuela, non ci sarebbe nessuna opposizione al governo bolivariano! Come tranquilla e pacifica sarebbe la strada per la costruzione di una società nuova in cui non vi sia più lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Quella in corso è una guerra. E come tutte le guerre non ammette che un vincitore.

Le anime belle e pie della “sinistra” nostrana che pensano che lo scontro in atto possa concludersi semplicemente con un cambio di governo non hanno compreso alcuni insegnamenti basilari della storia che sono, al contrario, perfettamente chiari alla dirigenza bolivariana.

Innanzitutto che il processo in atto in Venezuela è ormai irreversibile. Malgrado gli errori e i limiti della dirigenza venezuelana i cambiamenti avvenuti negli ultimi vent’anni nella società sono ormai profondi. Così profondi che una eventuale sconfitta elettorale, ancorché frutto di brogli da parte dell’imperialismo e quindi sempre possibile, non si limiterebbe a sostituire un governo con un altro. Alla sconfitta elettorale farebbero seguito inevitabilmente i campi di concentramento e i plotoni di esecuzione per i chavisti. L’imperialismo non ha mai avuto il cuore tenero verso i propri nemici.

Ancora una volta suonano di monito le parole del comandante Che Guevara: in una rivoluzione, se è vera, o si vince o si muore!

Se nelle piazze italiane i black bloc nostrani avessero fatto soltanto l’1% di quello che abbiamo visto fare in questi giorni dalle bande di teppisti e terroristi in Venezuela, sarebbero stati schiacciati senza complimenti. Eppure oggi vediamo il governo del Venezuela con a capo Maduro, agire con grande prudenza. Crediamo non debba venir confusa con arrendevolezza. Ma piuttosto sia la consapevolezza di non dover cedere alle provocazioni dell’imperialismo e della responsabilità del proprio compito storico. La consapevolezza che non esiste una Unione Sovietica pronta a correre in soccorso. E che la sconfitta del processo bolivariano in Venezuela sarebbe una sconfitta per tutti i popoli dell’America Latina e per le forze progressiste del mondo intero.

Comunicati, Internazionale

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