A sua insaputa

Giuseppe Sala candidato del PD a sindaco di Milano ha fatto piangere perfino l’immagine del Che quando, dopo la vittoria alle primarie, si è messo a sventolare una maglietta con sopra il viso dell’eroe comunista.
Naturalmente questo non è stato un miracolo ma solo una visione dovuta alla nostra fervida immaginazione che ci ha messo davanti agli occhi un Che lacrimante dalla disperazione per quella maglietta nelle mani di chi rappresentava tutto ciò che aveva combattuto fino al sacrificio della propria vita.
Come se non bastasse, Sala ha pure dichiarato di aver votato, comunista, nel passato. Se ciò fosse vero, ecco una bella testimonianza in più che ci fa capire il perché si è giunti allo scioglimento del PCI!
Come poteva dirsi, “comunista”, un partito votato perfino da un manager di spicco della Pirelli e della Telecom-Tim di Tronchetti Provera, che ha fatto pure il City-manager dell’amministrazione comunale milanese di centrodestra guidata da Letizia Moratti?
Il Sala, anziché raccontare favole per acchiappare qualche voto di coloro che ancora dichiarano di essere “comunisti” o “di sinistra” stando nel PD di Renzi o in partiti come SEL, che per un comunista vero equivale ad una bestemmia, dovrebbe invece fornirci un rendiconto dettagliato della gestione di Expo2015.

Sembra per esempio, che il padiglione Italia, dal costo preventivato di 28 milioni di euro, sia costato a consuntivo, 53 milioni mentre ancora non si sa esattamente quanti sono stati i visitatori effettivamente paganti e quindi il vero ammontare delle entrate relative al costo dei biglietti perché, si dice, i sistemi di rilevamento ai tornelli avrebbero avuto un cattivo funzionamento.
Quasi tutti i maggiori media sono impegnati a presentarci il Sala come un salvatore dell’Expo 2015, insieme a Cantone, nonostante gli scandali di malaffare che sono avvenuti durante la sua realizzazione, invece di chiedersi una cosa molto semplice.
Come mai lui, commissario unico di Expo, con ampi poteri di deroga sulle procedure per l’assegnazione degli appalti relativi ai lavori inerenti all’evento, non si è mai accorto di nulla su tutto ciò che succedeva intorno a sé?
Tutti i quadri di vertice più vicini al Sala, sono finiti in manette accusati di corruzione, truffa e tangenti sugli appalti dei lavori per l’Expo ma secondo i media e gli inquirenti della magistratura milanese tutto ciò e avvenuto “a sua insaputa”.
Noi non vogliamo mettere in dubbio l’onesta del Sala ma, francamente, non vi sembra che sia stato un po’ cieco e molto disattento sugli appalti di Expo per affidargli il destino futuro di Milano e della sua area metropolitana?
Nemmeno il candidato della cosiddetta “sinistra radicale”, Curzio Maltese, ci sembra molto affidabile dopo aver visto che gli “arancioni” di Pisapia, oltre a non cambiare il verso del vento di centrodestra che spirava a Milano con Letizia Moratti, sono giunti perfino a mettere nel Famedio del Cimitero Monumentale la salma dell’arcinoto fascista Servello. “Milano in Comune” ha pure questa infamia!
Naturalmente non è che Parisi o Passera siano poi molto diversi da Sala: sono tutti rappresentanti della ricca borghesia imprenditoriale milanese che vuole continuare a governare la città, in nome dei suoi interessi particolari, spesso sommersi, a prescindere dal colore politico del sindaco, purché non sia il rosso e men che meno con la falce e il martello.
Il Partito Comunista ha candidato a sindaco di Milano e della Città Metropolitana Tiziano Tussi, professore liceale milanese di filosofia e storia, che in genere quando i media fanno i nomi degli aspiranti primi cittadini viene ignorato, essendo l’unico candidato veramente anticapitalista e veramente diverso rispetto allo sconcertante panorama politico attuale. Tiziano Tussi non è iscritto al Partito ma noi lo abbiamo scelto perché anche lui pensa che le disuguaglianze economiche e sociali fra le persone, che generano le classi e contrappongono i popoli, si possono eliminare solo attraverso un programma comunista che coniuga le ragioni di uno sviluppo economico equo con quelle della sostenibilità ambientale di questo sviluppo, la cui realizzazione non può che passare, in primo luogo, attraverso la conquista del governo comunale da parte degli sfruttati.

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