8 Marzo: riprendiamo la lotta

Le donne comuniste in questo 8 marzo danno voce a chi lotta ogni giorno per una società migliore, ed attraverso impegno politico e militanza, dicono all’intero movimento dei lavoratori, che solo la lotta per una società socialista / comunista potrà invertire la rotta di una crisi strutturale e d irreversibile per chi da sempre e per sempre pagherà gli effetti delle diverse fasi di ristrutturazione del sistema capitalistico.

Non si tratta dunque di riverniciare slogan antichi, i cui contenuti, comunque, hanno permesso molte conquiste sociali grazie alla lotta di movimenti, tra tutti quello delle donne, che attraverso l’acquisizione della consapevolezza di classe, hanno assicurato un miglioramento sociale generale. Si tratta di ribadire, ancora una volta, che questa società è irriformabile. Che nessun “abbellimento”, pseudo conquista civile (peraltro ambigua e discriminatoria) potrà garantire i diritti alla classe sociale subordinata.

La lotta delle donne ha sempre rappresentato la punta avanzata nella lotta dei lavoratori: dalla consapevolezza radicata di come il cambiamento dei rapporti di forza nella società debba coinvolgere anche le relazioni personali e famigliari, si è consolidata la coscienza della giustezza di una serie di lotte che hanno portato a conquiste sociali acclarate (diritto di famiglia, divorzio, aborto, diritti sociali) . Oggi queste conquiste sono a rischio: la precarietà con cui è applicata / disapplicata la normativa sull’aborto, l’attacco alle pensioni di reversibilità e la pagliacciata mediatica della disciplina sulle unioni civili, ne sono l’esempio lampante. E lo sono perché non esiste più un movimento dei lavoratori e delle lavoratrici forte, che rappresenti la garanzia che le lotte possono portare risultati vincenti che nel tempo verranno difesi così come garantita la loro esigibilità. L’erosione di quelle conquista, invece, è stata progressiva e continua, tanto che il corpo di quelle norme ha oggi un contenuto contrario e opposto a quello originario. Quelle nuove addirittura nascono con il germe dell’ambiguità (le unioni civili ma non solo) e ribaltano il principio della certezza del diritto, lasciando spudoratamente alla magistratura il compito di decidere. Gridare all’obbrobrio, peraltro, è inutile giacché è andata completamente smarrita persino la conoscenza del sistema di regole borghesi (sorrette da una logica) che avevano tenuto in piedi questo società. In un simile contesto a farne le spese sono ovviamente i più deboli che senza una adeguata rappresentanza di classe e peggio ancora senza la consapevolezza di essere classe sfruttata, andranno a rimpinguare un esercito indefinito di riserve umane, adatte per ogni manipolazione ed indicibile sfruttamento.

La lotta delle donne può fare la differenza. E la farà in un movimento dei lavoratori deciso a dettare le nuove regole di una società che tuteli gli interessi dei più deboli perché non siano più tali ma diventino padroni del loro destino. E solo la società socialista / comunista ne è garanzia.

Monica Perugini

Responsabile nazionale donne comuniste

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