12 dicembre 1969

È trascorso quasi mezzo secolo da quel 12 dicembre 1969 in cui scoppiò la bomba, in Piazza Fontana, con la quale venne inaugurata la “Strategia della tensione”.

Oggi il ricordo di quell’evento, in particolare tra i giovani, è andato in gran parte perduto. Questo oblio non è però frutto del caso o del tempo trascorso, ma trova le sue radici in un sistema educativo sempre più orientato a formare gli schiavi di domani e quindi a garantire la perdita della memoria storica.

In questo mezzo secolo il mondo è profondamente cambiato, così come anche il nostro stesso paese. Due episodi in particolare hanno segnato la nostra vita: nel contesto internazionale la scomparsa dell’Unione Sovietica e, in Italia, lo scioglimento del Partito Comunista Italiano.

Cosa lega indissolubilmente questi due episodi con la “Strategia della tensione”?

Il fatto che essa, e con essa quindi anche la strage di Piazza Fontana, fu un episodio di quella “guerra fredda” condotta dall’imperialismo contro il socialismo, contro l’Unione Sovietica e i paesi socialisti dell’Europa Orientale, contro il movimento operaio e comunista.

La “guerra fredda” venne condotta in Italia, attraverso la “Strategia della tensione”, a suon di bombe, terrorismo, tentativi di colpi di stato, provocazioni, repressione, per piegare il movimento operaio nel nostro paese e distruggere il suo partito: il Partito Comunista Italiano.

Trascorsero altri vent’anni prima che la borghesia italiana e internazionale potesse cantare vittoria. Tra la fine del 1989 e il 1991, in poco più di due anni, essa poté celebrare la scomparsa dei paesi socialisti dell’Europa Orientale, dell’Unione Sovietica e del Pci.

Come conseguenza di quegli eventi decine e decine di milioni di lavoratori nel mondo intero sono stati gettati nella miseria. L’imperialismo ha potuto agire indisturbato in Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria: interi paesi e popoli sono stati cancellati sotto un tappeto di bombe dalla Nato, dagli Stati Uniti e dai loro servi. La gang che governa a Washington continua a servirsi della “Strategia della tensione” fomentando colpi di stato in giro per il mondo: Ucraina, Brasile, Argentina, ecc. Da oltre cinquant’anni la “Strategia della tensione” viene usata per cercare, inutilmente, di abbattere il potere popolare a Cuba. E sempre con la “Strategia della tensione” cercano di fare lo stesso in Venezuela, in Bolivia, in Ecuador.

È trascorso mezzo secolo, ma i metodi sono rimasti gli stessi. E i nemici anche!

Lungi dal rappresentare la fine della storia e l’inizio di un futuro di benessere, prosperità e pace mondiale, la scomparsa dell’Unione Sovietica è stata la più grande tragedia per i lavoratori e i popoli di tutto il mondo. Da allora anche nel nostro paese le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e di tutti i lavoratori non hanno fatto altro che peggiorare. Oggi sono oltre 17milioni i cittadini italiani “a rischio povertà o esclusione sociale”! Un eufemismo per non dire che o sono già poveri o possono diventarlo rapidamente. Nell’Unione Europea, che avrebbe dovuto garantire benessere e prosperità a tutti, sono ben 119milioni!

Ecco perché idealmente, coloro che idearono e attuarono la “Strategia della tensione” non sono diversi da coloro che oggi colpiscono il movimento operaio eliminando le conquiste, riducendo le libertà sindacali e politiche, smantellando progressivamente lo Statuto dei lavoratori e la Costituzione della Repubblica.

E non possiamo nemmeno escludere che tornino ad usare i vecchi metodi.

Perdere la memoria significa perdere la coscienza della propria condizione. Significa trovarsi impreparati ad affrontare le difficoltà e i nemici che minacciano, oggi come ieri, il movimento operaio e la democrazia nel nostro paese.

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